Volume 1: Il Suono e il corpo umano
Volume 2: Tecniche di composizione per la terapia
SOMMARIO - PREFAZIONE - Introduzione -BIBLIOGRAFIA (Prima Parte)
Alexander J. GRAUR
TERAPIA
MUSICALE
INTEGRATIVA™
PARTE PRIMA
IL SUONO E IL CORPO UMANO

“ Composing for Healing – Fundamentals of Music Integrative Neurotherapy™”,
Part One: Body and Sound, by Alexander Graur, Ph.D.,MT-BC
MPD-Medicamus Publishing Division/Alexander Graur, ©2003
Versione italiana di Alexander Graur e Silvana Marchionni
©2006 MPD- Medicamus Publishing Division
Published in Italy by/ pubblicato in Italia da: MPD- Medicamus Publishing Division, a division of
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Printed by/ Stampa: ARDEA Torino (Italy)
SOMMARIO- Parte Prima
Prefazione pag. 6
Introduzione pag. 7
Capitolo 1: Il corpo umano e l’informazione musicale pag. 15
Il Sistema Nervoso
Il Sistema Nervoso Centrale (SNC)
IL Sistema Nervoso Periferico
L’Attività elettrica del Cervello
L’attività elettrica del Cuore
Stress
Gli Elementi Chimici ed il loro ruolo
Capitolo 2: Il Suono e la Musica pag. 35
Definizione
Parametri
Il Suono
L’Organizzazione dei Suoni
La Dimensione Orizzontale
Il Ritmo
La Melodia
La Dimensione Verticale
Monofonia
Eterofonia
Armonia
Polifonia
La Dimensione Temporale
La Forma Musicale
La Dimensione Estetica
Capitolo 3: Neuroterapia Musicale Integrativa™ - presentazione pag. 54
La Definizione ed I Principi di Base
I Dati Medici
L’uso dei dati medici
L’Utilizzo delle Caratteristiche dei Elementi Chimici
L’uso dei campi elettrici del corpo umano
Le relazioni tra Musica, Colori ed Immagini
Il Concetto di Bersaglio
La struttura della seduta di terapia
Terapia Individuale e terapia di gruppo
Appendice: Moduli per la gestione del paziente pag. 77
Modulo 1: Dati Generali
Modulo 2: La Valutazione
Modulo 3: (omissis)
Modulo 4: Il Piano di Terapia
Modulo 5: Il Piano di Seduta
Modulo 6: Valutazione della terapia da parte del paziente
Modulo 7: Neuroterapia Musicale Integrativa- Il Materiale Personalizzato
Esempio di valutazione iniziale
Esempio di rapporto per il medico curante
Esempio di rapporto di attività periodica
Bibliografia per la Prima Parte pag.102
Illustrazioni tratte dalla presentazione “ Neuro Terapia Musicale IntegrativaÔ- ParteI”
Ó1998-2006 Alexander Graur disponibile in CD/ Video CD/ DVD
In questo volume Alexander Graur presenta il suo metodo di terapia mediante la musica e ne descrive i fondamenti teorici.
Nel far questo dimostra di non aver paura di definirsi, proponendo materiale su cui, io credo, è possibile discutere e dissentire.
Questo non mi pare un difetto, ma piuttosto un’assunzione di responsabilità coerente con un corretto atteggiamento scientifico.
Un atteggiamento tanto più interessante in quanto applicato a un argomento, quello della musica come terapia, troppo spesso affrontato con atteggiamenti improntati a vaghezza e superficialità.
La difficoltà, e anche il timore, di assumersi la responsabilità di essere chiari sono frequenti in molte teorizzazioni riguardanti le terapie non farmacologiche.
Il modello quantistico delle relazioni cervello-mente usato come base teorico-pratica è interessante quanto altri modelli simili; quello che trovo originale è l’idea di comporre la musica basandosi sui dati medici di ogni paziente e disturbo, di sollecitare l’organismo a reagire ai stimoli audio-visivi in modo predisposto e controllato.
Anche nella sua precedente vita da musicista le scelte di Alexander Graur si caratterizzavano per la loro chiarezza e per l’accettazione costante del rischio di essere messo in discussione; il compositore, l’insegnante, il solista di trombone, si definiscono apertamente, non si nascondono nella sicurezza del gruppo.
In uno dei periodi in cui Alexander ed io abbiamo lavorato insieme in un’istituzione per pazienti psichiatrici uno dei soggetti coinvolti, uno schizofrenico i cui miglioramenti successivi alla terapia con la musica -soprattutto per quanto riguardava il deficit dell’attenzione e la disorganizzazione del comportamento- furono tanto evidenti da essere riconosciuti oltre che da me da tutto il personale, alla prima seduta cominciò a chiedere spiegazioni sulla musica che stava ascoltando, che era stato scritta apposta per lui.
La risposta si situò su tutt’altro versante che quello della teoria, alludendo alla molteplicità dei significati della musica e dei suoi effetti sulla psiche:
”È musica. Ascoltala”.
Dott. Silvano Calzi, psichiatra, psicoterapeuta
Maggio 2006, Torino
Lo sviluppo della musicoterapia nei ultimi trenta anni è impressionante. Una più profonda conoscenza del ruolo e delle potenzialità curative della Musica ha portato all’introduzione delle tecniche di musicoterapia sia nei programmi universitari sia nella ricerca clinica negli Stati Uniti d’America (1975) e in qualche paese europeo a partire della fine degli anni settanta (in Francia, Germania, Norvegia, Finlandia). Superando almeno in parte le teorie empiriche riguardanti le relazioni tra la Musica come arte e le sue potenzialità terapeutiche, la ricerca ha preso una direzione rivolta più alla scienza che all’estetica musicale.
Per favorire una migliore percezione dell’attuale situazione della disciplina in causa presentiamo di seguito una proposta di classificazione delle tecniche di musicoterapia in uso.
Prendendo in discussione l’approccio principale nel considerare l’aspetto terapeutico della Musica, il più importante criterio penso che sia :
”Quale Musica per quale Terapia?”.
Da questo punto di vista si presentano i seguenti aspetti:
1. L’approccio didattico: metodi che utilizzano la didattica della musica a fini terapeutici.
Il vantaggio consiste nel fatto che tutti i musicoterapisti possono utilizzarlo, in qualsiasi situazione. Si presta all’uso per persone di tutte le età, condizione medica e preparazione culturale.
I risultati sono facilmente quantificabili, anche se molto discutibili.
I limiti di questo approccio sono: la scarsa efficacia e la lunghezza del ciclo di sedute di terapia:almeno sei- sette mesi a due sedute per settimana. Inoltre, probabilmente a causa dell’assomiglianza con lo studio regolare della musica nelle scuole (per quello che riguarda i bambini e gli adolescenti), questo tipo di musicoterapia è preso scarsamente in considerazione negli ambienti medici, anche se qualche risultato offre, specialmente nella riabilitazione funzionale e nei vari tipi di autismo e demenza.
2. L’approccio musicale: l’uso della musica stessa come il principale mezzo terapeutico. Tenendo in considerazione il tipo di musica utilizzato in terapia, propongo di classificare queste tecniche di musicoterapia in due categorie:
“Terapie Con la Musica” e “Musica Come Terapia”.
Le prime essendo quelle tecniche che usano la musica principalmente come sottofondo, concentrando la terapia propriamente detta sui vari aspetti legati alle tecniche di terapia psicologica,comportamentale e fisica.
Le seconde sono i metodi che prendono in considerazione in primo luogo la Musica, utilizzando le potenzialità terapeutiche insite nell’Arte e, soprattutto, nella Scienza Musicale.
a) Terapie Con la Musica: metodi che usano la musica composta principalmente per intrattenimento, non a fini specificatamente terapeutici. E’ usata soprattutto per un imprecisato “rilassamento”.
Questa è, al momento, il più diffuso approccio che coinvolge la Musica nella terapia; probabilmente perché non è molto difficile da applicare da chiunque.
Il vantaggio di questo approccio è rappresentato dal fato che offre risultati immediati (quando funziona ).
Perché uno dei seri limiti nell’uso di questo tipo di musica consiste nella totale casualità e nell’imprevedibilità dei risultati. Nel caso poi delle canzoni (con un testo) il metodo spesso raccomandato di analizzare le liriche a scopi terapeutici è quantomeno difficile da considerarsi come una Musicoterapia (qualsiasi poema o racconto si presterebbe al bisogno).
Questo metodo è raccomandato per esempio nel trattamento delle depressioni tipiche dei tossicodipendenti e/o etilisti. Cosa pensare allora dei pazienti che sono immigrati di recente nel paese, e si drogano in parte anche per il divario culturale e linguistico creato dalla scarsa conoscenza della lingua del paese che li ospita? Anche se il binomio musica-testo funzionerebbe, può questo metodo essere considerato come una reale musicoterapia?
Altra grande limitazione nell’uso della musica non composta espressamente per la terapia è data dalle preferenze e dal background culturale del paziente.
Anche una persona con una limitata istruzione sa benissimo che tipo di musica preferisce per rilassarsi, e può andare a comprarla da se nei negozi..
Il terapista diventa una specie di allenatore personale, applica tecniche di rilassamento che usano la musica in sottofondo, come nell’aerobica. Anche in questo caso, possiamo parlare di una reale musicoterapia?
Un buon esempio per questo tipo di terapia è costituito dalla tecnica Tomatis, piuttosto pubblicizzata in Europa. Il dottor Tomatis, un altrimenti rispettabile otorinolaringoiatra francese inventò una sessantina di anni fa il cosiddetto Orecchio Elettronico; un apparecchio molto utile nel trattamento dei disturbi otorinolaringoiatrici, così come qualche tipo di disturbo del parlare. (di fatto la macchina consiste in una batteria di filtri sonori selettivi).
La macchina funziona veramente, in molti casi, perlomeno.
Ma l’esimio dottor Tomatis non era soltanto un medico; era anche un appassionato dilettante di musica. Classica, per essere precisi.
Motivo per cui pensò che la musica usata per curare i pazienti dovesse essere qualcosa di molto speciale; e così espresse l’idea che la musica dovesse essere solamente e nientemeno che quella di W.A.Mozart.
Non solo: il dottor Tomatis arrivò a PRESCRIVERE quello che lui chiamò, con un grande volo pindarico: ”La Meravigliosamente Pura Musica del Geniale Bambino Mozart”. Con un’intera filosofia aggiustata ad hoc per spiegare il suo (pre) concetto.
Essendo pìutosto curioso per natura chiesi anni fa ad uno dei terapisti torinesi certificati nel metodo Tomatis di mostrarmi l’elenco delle composizioni mozartiane usate per la terapia.
Per farla breve: tra gli approssimativamente venti titoli raccomandati, solamente due erano scritti durante l’infanzia del Sommo (anche quelli, soltanto attribuiti a Mozart; ma, come direbbe l’Esimio Dottore: passons……)
L’elenco comincia con la quarantesima sinfonia e finisce con il Concerto per flauto, arpa ed orchestra: tutti lavori composti da un Mozart ben maturo, vivaddio! Senza (per fortuna) nessuna delle presupposte “presenze taumaturgiche dell’immacolato spirito del divino bambino Mozart” come scrive il Nostro ispirato otorinolaringoiatra improvvisatosi musicologo, nonché poeta.
Questa è l’epitome di quello che succede, quando musicisti non professionisti cercano di inventarsi musicoterapie, senza sapere che la Musica è una Scienza.
Propongo di chiamare questo tipo di approccio “Terapie che usano la Musica”. Funzionano, quando funzionano, per via delle tecniche di rilassamento oppure di altre tecniche extra-musicali, non della Musica in se stessa.
b) Musica composta per la terapia: sembra questa la soluzione logica per utilizzare la Musica come terapia. Esistono varie tecniche, spaziando da una specifica programmazione di onde sonore semplici fino ad una musica composta specificatamente a scopo terapeutico.
Il metodo descritto in questo saggio appartiene a quest’ultima categoria.
Il principio-base della Neuroterapia Musicale Integrativa™ è il seguente:
per aiutare a guarire veramente, la musica deve essere composta in base ai dati medici di ogni paziente, e deve andare oltre il condizionamento psicologico ed il background culturale. La musica specialmente creata per questa terapia agisce direttamente sugli organi affetti dai vari disturbi.
Il vantaggio consiste nel fatto che la musica è correlata direttamente al disturbo specifico ed al singolo paziente, il che porta ad un’elevata efficacia della terapia. Nello stesso tempo, i risultati durano più a lungo sia negli aspetti fisici sia in quelli comportamentali.
La limitazione di questo metodo sta nel fatto che, comparativamente ad altre tecniche di musicoterapia, sono pochi i terapisti in grado di applicarla.
La preparazione professionale presuppone una completa preparazione in composizione musicale ed almeno nozioni di medio livello in anatomia, fisiologia, farmacologia, psicologia e tecniche tradizionali di musicoterapia.
Il secondo criterio usato per questa classificazione, correlato al primo, consiste nello scopo finale di tutti i tipi di musicoterapia. Chiamiamolo “Una Terapia, per Cosa?”.
Individuiamo quattro tipi di finalità:
a) il Comportamento: in questo caso lo scopo della musicoterapia è quella di correggere il comportamento deviato del paziente.
Questo rappresenta il principale traguardo della Musicoterapia, e la collega con la psicologia e la scienza del comportamento. Tutti i metodi musicoterapeutici hanno questo scopo. Inoltre è quantificabile scientificamente e rappresenta la prova principale dell’efficacia della musicoterapia.
b) Vari organi e parti del corpo : rappresentano il bersaglio nel trattamento della coordinazione motoria e in tutti i disturbi nei quali il metodo descritto in questo saggio è efficace.
c) Agire su vari organi o parti del corpo per provocare cambiamenti nel comportamento: molte tecniche di musicoterapia hanno esattamente questo scopo finale. Costituisce probabilmente la finalità più appropriata.
d) Agire sul comportamento per provocare dei cambiamenti nel malfunzionamento delle varie parti del corpo/organi: molto difficile, ma non impossibile. Il limite dei metodi impiegati consta nell’ alto numero di sedute necessarie per raggiungere questo scopo, specialmente nel trattamento delle disfunzioni motorie.
Il terzo criterio per questa classificazione è la partecipazione dei pazienti, sia qualitativa sia quantitativa.
Dal punto di vista qualitativo esistono due tipi di musicoterapia:
a) Attiva : nella quale i pazienti creano l’evento terapeutico suonando degli strumenti musicali, cantando oppure muovendosi con la musica. Improvvisare piccoli brani musicali a scopo terapeutico entra in questa categoria.
b) Passiva: nella quale i pazienti ascoltano la musica scelta oppure composta dal terapista.
Dal punto di vista quantitativo esistono due tipi di musicoterapia:
a) Terapia di gruppo: nella quale più pazienti sono coinvolti nella stessa seduta. Può essere attiva, passiva oppure attiva e passiva. Questa è la forma più diffusa di musicoterapia.
b) Terapia individuale: partecipa una sola persona per seduta. Molto efficace nel trattamento dei disturbi mentali, stress e nella terapia del dolore, epilessia, disturbi del sonno, cura perinatale, qualche forma di autismo.
In vari gradi tutte le tecniche elencate sopra sono efficienti. Non esistono tecniche principali o secondarie, esistono soltanto due fattori importanti.
Il primo è il paziente, con le sue debolezze, i suoi punti forti, i suoi bisogni.
Il secondo consiste nelle perizia del terapista nello scegliere il metodo giusto nel momento giusto, basandosi su una valutazione accurata del paziente.
In questo saggio vorrei presentare una nuova tecnica, per sviluppare la quale ho impiegato più di ventisei anni, a partire dal 1978.
Il saggio è strutturato in due parti principali.
La prima (“Il suono e il corpo umano”) presenta per sommi capi gli aspetti fisiologici e musicali impiegati dal mio metodo. I meccanismi delle reazioni psico- somatiche e somato- psichiche dell’organismo, attraverso le quali l’informazione musicale e visiva agisce sul livello psicologico e fisiologico, sono tratteggiati in modo abbastanza semplice da essere recepiti anche da chi non ha un’approfondita preparazione anatomo-fisiologica.
Nello sviluppo teorico e pratico della metodologia mi sono avvalso dei concetti espressi e sviluppati a partire dal 1970 ad oggi da scienziati quali:
Karl Pribram (un modello holografico della mente, 1971);
Richard Dawkins (il concetto del meme e le sue implicazioni, 1976),
David Chalmers (un modello fisiologico della relazione mente-cervello, 1973); Stuart Hameroff (contributo allo sviluppo dello studio delle reti neuronali ,il cytoscheletro ed i microtubuli,1980), Jeffrey M. Schwartz ( le relazioni cervello-mente e le conseguenze nella psichiatria, 1985); ed i ricercatori del Center for Consciousness dell’ Università dell’Arizona a Tucson diretto da Hameroff e Chalmers.
Il modello generale teorico che sta alla base delle realizzazioni pratiche nella terapia è fondato sui modelli fisico- matematici di Werner Heissenberg (la teoria dei quanta), Paul Dirac (l’elettrodinamica quantistica),
Erwin Schroedinger (l’analisi e l’equazione quantistica dell’onda) e Richard Feynman (la meccanica quantistica e le sue implicazioni nello studio delle reti neuronali).
La seconda parte (”Tecniche composizionali”) presenta il modo di utilizzare le regole della scienza musicale per creare l’avvenimento terapeutico specifico per le patologie nelle quali questo metodo è efficace.
Nell’Introduzione alla seconda parte viene presentato nei dettagli il modello teorico quantistico delle relazioni cervello- mente su cui si basa questa terapia.
La NeuroTerapia Musicale Integrativa non è una cura alternativa. Rappresenta un approccio integrativo, che aiuta il medico specialista a prendere decisioni terapeutiche più in fretta e, speriamo, con migliori risultati per il paziente.
Da non perdere di vista l’aspetto integrativo del metodo; altrimenti l’importanza di questa terapia verrebbe sia sminuita sia esagerata. Sminuita per l’impossibilità di curare direttamente i disturbi (come un medicinale); esagerata da false attese.
Come altre terapie integrative appartenendo alla medicina complementare la NeuroTerapia Musicale Integrativa aiuta a ridurre gli effetti secondari dei vari medicinali, oppure a prevenire l’insorgere di sintomi seriamente preoccupanti (specialmente in Psichiatria). Non si vuole né ci si propone come un sostituto del trattamento chimico. Anche con l’aiuto della medicina complementare un’infezione ha bisogno degli antibiotici, per esempio. Per non menzionare i disturbi psichiatrici o neurologici.
Quello che questa terapia fa è il ridurre gli effetti secondari della terapia medicamentosa, come i disturbi del comportamento, le alterazioni del ciclo circadiano, le parasonnie, l’iper/ipo pressione sanguigna. E, soprattutto, aiuta i pazienti ad accettare una cura medica, cosa molto importante specialmente nei disturbi psichiatrici.
La collaborazione tra il medico ed il terapista è essenziale.
In certi casi il terapista segue un piano elaborato appositamente dal medico curante per esplorare più a fondo lo stato del paziente e le possibilità di migliorarlo.
Lo scopo finale della NeuroTerapia Musicale Integrativa consiste nel miglioramento delle condizioni mediche del paziente, e nell’aiutare il medico specialista a lavorare più in fretta, con più facilità e con risultati migliori e duraturi.
Per finire, pregherei i lettori di consentirmi una confessione: sono un musicista professionista con, alle spalle, una carriera internazionale come solista e compositore. Ma, tra gli applausi degli ascoltatori in una sala di concerti e il migliorare le condizioni di salute delle persone preferisco la seconda, senza disdegnare i primi.
Sono in molti a pensare che la musica sia una prova tangibile della Divinità. E se, lo scopo della Divinità è una vita migliore e più sana per tutti noi, questo è altresì lo scopo comune ai musicisti ed ai medici.
Spero che i colleghi musicoterapisti troveranno questo metodo utile per i loro pazienti e per le loro ricerche. Naturalmente qualsiasi suggerimento, critica od opinione sono ben accetti.
Parte Seconda: Tecniche di composizione per la terapia
Sommario parte seconda - BIBLIOGRAFIA (Parte Seconda
Alexander J. Graur
Neuroterapia
Musicale
Integrativa™
Parte Seconda
Tecniche di composizione per la terapia

First edition : 2007
MPD-Medicamus Publishing Division/Alexander Graur, ©2007
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A partire dal 25 Marzo, 2008
Disponibile in Internet: www.medicamus.com
Ogni capitolo è disponibile separatamente
Introduzione: Musica come terapia, terapia con musica, musica per la terapia
1.Musica come terapia
1.1.Medio oriente: egizi, assiro-babilonensi, ebrei, fenici
1.2.Grecia antica
1.3.Europa: celti, traci, goti
1.4.India
1.5.Cina
1.6.Inca, Maya, Aztec
2.Terapia con musica
2.1.Jung: psicoterapia e musica
2.2.Tomatis, il suo metodo ed i pericoli del dilettantismo
2.3.Europa Occidentale: la scuola francese, la scuola tedesca, la scuola scandinava.
2.4.America del Nord: Nordoff-Robbins; correnti e tendenze nella musicoterapia nordamericana
2.5.Corea del Sud: avanguardia e tradizione
3.Musica per la terapia
3.1.Neuroterapia Musicale Integrativa
3.2. Un modello quantico delle relazioni cervello-mente
1.1. I vantaggi, a fini terapeutici, di un modello quantico della coscienza
1.2. Definizioni: quanta, fisica dei quanta, meccanica quantistica, reti neuronali
1.3. Heisenberg e la teoria dei quanta
1.4. Schrödinger e l’analisi dell’onda
1.5. Dirac e l’elettrodinamica dei quanta
1.6. Feynman e la meccanica dei quanta
1.7. Modelli quantici della coscienza
1.8. Pribram e la mente hologrammica
1.9. Dawkins ed il concetto di meme
1.10. Hameroff ed il cytoscheletro, i microtubuli e le reti neuronali
1.11. La trasmissione dell’informazione: il circuito Cervello-Mente-Cervello- Organismo
1.12. La trasmissione biologica non-lineare dell’informazione
1.13. L’informazione frattale e la mente hologrammica
1.14. Definizioni dei frattali
1.15. Tipi di algoritmi frattali
1.16. La coscienza come risultato dell’interazione tra la mente hologrammica ed il cervello
2.1. Il concetto e la definizione dei bersagli(con esempi : i disturbi del sonno ed i disturbi d’attenzione)
2.2. Suggestioni dall’esperienza dell’ agopuntura
2.3. I Meridiani ed i Punti nell’agopuntura tradizionale
2.4. Le frequenze dei Meridiani e dei Punti nell’agopuntura elettromagnetica moderna
2.5. L’informazione musicale come stringhe di onde organizzate
2.6. La ricezione del suono nello spazio : relazioni tra la sorgente sonora e le aree corticali di ricezione e reazione
2.7. Organizzando le stringhe sonori nella Forma Musicale finale
2.7.1. Le dimensioni spaziali dell musica
2.7.2. La dimensione temporale della musica
2.8. Pilotando la Musica (stringhe di onde sonore organizzate) verso bersagli definiti : analisi di un modello teorico
3.2. Frammento del brano come partitura musicale (partitura generale/ riduzione per piano),
e come immagine della stringa sonora
Addenda: Sulla necessità di conoscere a fondo i sistemi musicali diversi.
Capitolo I: Le Dimensioni Spaziali : A. Le dimensioni orizzontali
1. Il Ritmo ed il Metro
1.1.Definizione
1.1.1.Il ritmo come aspetto della vita quotidiana.
1.1.2.Il ritmo musicale
1.2. Il rapporto tra il Ritmo e le qualità fisiche del suono.
1.2.1. Ritmo e Ampiezza (intensità)
1.2.2.Ritmo e Frequenza (altezza)
1.2.3.Ritmo e Durata
1.2.4.Ritmo e Timbro (numero di armoniche concomitanti)
1.3.Cellule ritmiche
1.3.1. Definizione
1.3.2. Il rapporto matematico tra le durate
1.3.3. La morfologia del ritmo
1.3.4. Cellule metro-ritmiche: la prosodia nella poetica e nella musica
1.4. Il Metro
1.4.1. Definizione e funzione
1.5.Monoritmia e Poliritmia
1.6.Polimetria
1.7.Sistemi metro-ritmici naturali
1.7.1.Definizione e caratteristiche
1.7.2.Sistemi europei
1.7.2.1.Il sistema antico greco
1.7.2.2.Il sistema bizantino
1.7.2.3.Il sistema latino medioevale
1.7.2.4.Il sistema moderno
1.7.3.Sistemi asiatici principali
1.7.3.1.Il sistema mediorientale
1.7.3.4.Il sistema indiano
1.7.3.5.Il sistema cinese
1.7.3.6. Il sistema siberiano
1.7.4.Sistemi africani principali
1.7.5. Sistemi americani principali
1.7.5.1. Il sistema indiano nord americano
1.7.5.2. Il sistema indiano sud americano
1.7.6. Sistemi australiani principali
1.8.Sistemi metro-ritmici artificiali (elaborati)
1.8.1. Definizione
1.8.2. Olivier Messiaen
1.8.3. Roberto Beccaceci
1.9. Il Ritmo ed il Metro nella composizione musicale terapeutica
1.9.1. Importanza della scelta del sistema metro-ritmico per la composizione a fini terapeutici
1.9.2.Esempi tratti dal folklore musicale universale
1.9.2.1.Tarantella
1.9.2.2.Calushari
1.9.2.3.Mamutones
1.9.2.4.Makam per la rabbia
1.9.2.5.Raga per il morso dei serpenti
1.9.2.6.Brasile: Icaro
1.9.2.7.Benin
1.9.2.8. Sundance powow
1.9.2.9. Arborigen
1.9.3. Meme ritmici ed il loro impiego nella composizione per terapia
1.10. Esempi dalla Music Integrative Neurotherapy™
1.10.1. Capra (Bipolar II)
1.10.2. Paparuda (Depression)
1.10.3. Tomis (Attention Deficit)
Le Dimensioni Spaziali : A. Le dimensioni orizzontali
2. Il Suono e la Melodia
2.1.Elementi di base
2.1.1.Temperanza e non- temperanza sonora
2.1.2.Tono- Modo- Scala
2.1.3.Cromatismo e diatonismo
2.2.Sistemi non-temperati naturali
2.2.1.Indiano
2.2.2.Cinese
2.2.3.Bizantino: Damaschenos- Coucouzelous- Hrysant- Pann
2.2.4.Persiano
2.2.5.Arabo
2.2.6.Balcanici: Greco- Bulgaro- Serbo-Romeno
2.2.7.Africani
2.2.8.Nord Americani
2.2.9.Australiano
2.3.Sistemi non-temperati elaborati
2.3.1.Zarlino
2.3.2.Messiaen
2.3.3. Beccaceci
2.4.Sistemi temperati
2.4.1.Sistemi modali
2.4.1.1.Pitagora ed il Lambdoma
2.4.1.2.Ioannis Damaschenos e l’Octoichos
2.4.1.3.Gregorio ed i modi liturgici
2.4.1.4.Glareanus ed il Dodecachordon
2.4.1.5.Modi popolari europei
2.4.1.6.Bartok ed il sistema assiale
2.5.Sistema tonale
2.5.1.Bach : il sistema ben-temperato
2.5.2.Cuclin: il sistema funzionale
2.5.3.Schoenberg, Berg, Webern : la dodecafonia ed il serialismo
2.6.Lo sviluppo dell’organologia basata sui sistemi temperati
2.7.La Melodia nella Neuroterapia Musicale Integrativa
2.7.1.Le direzioni della Melodia
2.7.2.Le valenze spaziali
2.7.3. Meme melodici ed il loro impiego nella terapia
2.7.3.Esempi dell’impiego della Melodia in varie patologie
I disturbi dell’Umore
2.7.3.1.Depressione
2.7.3.2.Disturbo Bipolare
2.7.3.3.Ansia
I disturbi di personalità
2.7.3.4.Schizofrenia
2.7.3.5.Borderline
I disturbi del Sonno
2.7.3.6.Insonnia
2.7.3.7.Ipersonnia
2.7.3.8.Deficit d’attenzione
2.7.3.9.Deficit d’attenzione-Iperattivo
2.7.3.10. Stress
Capitolo I: Le Dimensioni Spaziali
B. La dimensione verticale: Polifonia
1.Monodia
1.1.Definizione
1.2.Tipi di monodia
2.Eterofonia
2.1.Definizione
2.2.Tipi di eterofonia
3.Armonia
3.1.Definizione
3.2.Armonia modale
3.3.Armonia tonale
3.4.Armonia extra-tonale
3.5.Armonia nei sistemi non-temperati
4.Polifonia
4.1.Definizione
4.2.Il contrappunto stretto
4.3.Il contrappunto libero
5.Forme polifoniche derivate, utilizzate a fini terapeutici
5.1.La spirale chiusa
5.2.La spirale aperta
5.3.Il toroide
5.4.Il tetraflexagono
5.5.L’ exa flexagono
5.6.L’ ipercubo
6.Neuroterapia Musicale Integrativa:esempi di utilizzo delle forme polifoniche derivate
6.1.La spirale chiusa, la spirale aperta : autismo e schizofrenia
6.2.Il toroide: insonnia
6.3.Il tetraflexagono ed l’exaflexagono: la depressione, il disturbo bipolare ed il border line
6.4.L’ipercubo: ansia, ipersonnia
Capitolo 2: La Dimensione Temporale
1.La percezione del tempo e la percezione nel tempo
1.2.Tempo oggettivo
1.3.Tempo soggettivo
2.Memoria
2.1.I meccanismi della memoria
2.2.I tipi di memoria
2.3.Memoria funzionale
2.4.Meme e meme musicali
3.La dimensione spaziale nella Neuroterapia Musicale Integrativa™
3.1.L’utilizzo delle funzioni mnemoniche nella composizione musicale terapeutica
3.2.Esempio (Attention Deficit): struttura del brano
Capitolo 3: La Dimensione Estetica
1.1. La Forma Musicale: definizione e funzionalità
1.2. L’importanza della Forma Musicale nella terapia
2. Le Forme musicali del sistema temperato
2.1. Il Canone
2.2. Le forme fugate
2.3. Il Corale
2.4. Le forme monopartite semplici e composte
2.5. Le forme bipartite
2.6. Le forme tripartite
2.7. Le forme dialettiche: definizione e funzionalità
2.8. La Sonata
2.9. La Sinfonia e le sue derivate
3. Le Forme Musicali dei sistemi non- temperati
3.1. L’aulodia
3.2. L’inno bizantino
3.3. Il “descantec” (incantatio) balcanico
3.4. Il makkam
3.5. Il mantra
3.6. Il powow
3.7. Icaro
4. Le Forme Musicali specifiche nella Neuroterapia Musicale Integrativa
4.1. Il toroide
4.2. Il tetraflexagono
4.3. L’exa flexagono
4.4. L’ipercubo
5. L’orchestrazione nella musica per la terapia
5.1. I Legni: flauti, flauti di Pan (aulos e nai), oboi, clarinetti, fagotti, sassofoni
5.2. Gli Ottoni: tromba, corno, trombone, tuba
5.3. Gli Archi: violino, viola, cello, contrabbasso, chitarra
5.4. L’arpa
5.5. Il Pianoforte
5.6. L’organo
5.7. La percussione di altezza determinata
5.8. La percussione di altezza non determinata
5.9. Il generatore di suono
5.10. Il sintetizzatore
6. La processazione digitale del suono come tecnica composizionale
6.1. I filtri sonori e la loro funzione nell’orchestrazione
6.2. Surround sound: la disposizione spaziale dell’informazione musicale
6.3. Tipi di software utili nella composizione per la terapia ed il loro impiego: sound generators, sintetizzatori,sound processors
7. Strumentazione musicale e patologie specifiche
7.1. La depressione, il border line, il disturbo bipolare
7.2. L’ansia
7.3. La schizofrenia
7.4. L’insonnia
7.5. L’ipersonnia
7.6. Il disturbo d’attenzione (generale)
7.7.Esempi dalla Neuroterapia Musicale Integrativa™
7.7.1.Adagio (oboe, arpa,archi)
7.7.2.Capra (percussioni)
7.7.3.Insomnia 3 ( sintetizzatori)
7.7.4.Kalium (coro misto, orchestra, sintetizzatori)
8. Immagine sonora ed immagine visiva
8.1. Spettro visivo e spettro auditivo
8.2. Corrispondenze tra le frequenze visive e le frequenze sonore
8.3. Meme visuali
8.4. L’informazione visuale
8.5. L’informazione visuale e l’informazione auditiva: somiglianze e differenze
8.6. Guided imagery: la funzione terapeutica delle immagini visuali
8.7. Musica ed immagine nella terapia integrativa
8.8. Esempi dalla Neuroterapia Musicale Integrativa™
8.8.1. Stress:Adagio
8.8.2. Sleep Disorders: Insomnia 3
8.8.3. Attention Deficit: ADD3
8.8.4. Depressione: MD- D2
8.8.5. Bipolare II: MD-BP3
9. Casi clinici
9.1. Schizofrenia
9.2. Bipolare II
9.3. Depressione
9.4. Ansia generalizzata
9.5. Insonnia
9.7. Personalità Multipla
10. Musica per la terapia personalizzata: procedimenti tecnici di composizione
10.1. L’anamnesi e gli esami iniziali
10.2. L’uso dei dati medici per creare parametri composizionali
10.3. Terapia personalizzata: la dimensione estetica
10.4. Terapia personalizzata: la dimensione temporale
10.5. Terapia personalizzata: le dimensioni spaziali
10.6. Terapia personalizzata: l’orchestrazione
10.7. Terapia personalizzata: la processazione digitale del suono
10.8. La componente visiva: meme visivi
10.9. La componente visiva: immagine astratta ed immagine concreta
10.10. La componente visiva: la processazione digitale dell’immagine
Bibliografia generale per la Parte Seconda
* vedi anche la Bibliografia per la Parte Prima
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- STAHL, Stephen : Essential Psychopharmacology
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